UCRAINA, SALVI: “PERSO EXPORT DA 300 MILA TONS. LA POLITICA CI HA ABBANDONATO”

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“È venuto meno un mercato enorme, che conta 40 milioni di potenziali consumatori. Noi ormai da settimane non esportiamo più nemmeno lì i nostri kiwi e le nostre nettarine. Una situazione che non può non preoccuparci. E molto”.

A lanciare l’allarme sui devastanti effetti della guerra in Ucraina è Marco Salvi (nella foto), presidente di Fruitimprese e alla guida dell’omonima azienda ferrarese, intervistato da Il Resto del Carlino, che ragiona sulle conseguenze per l’Italia della perdita anche dell’Ucraina come mercato di sbocco, in stretta correlazione con l’embargo russo.

Ucraina, “perso un export di 300mila tonnellate di ortofrutta”

L’Italia era al quinto posto nella classifica dei Paesi esportatori verso quella nazione. Stiamo parlando di 300mila tonnellate di ortofrutta che adesso di riverseranno sul mercato europeo. Con un prevedibile calo dei prezzi ed ancora una volta con un danno ai produttori”, rimarca l’imprenditore emiliano, che, per rimanere sul tema è ritornato a parlare dell’embargo russo, attivo dall’ormai lontano agosto 2014. “In Europa non si sono resi conto della drammaticità che ha rappresentato questo problema. A livello comunitario ho la sensazione , ben più di una sensazione, che non sia stato previsto lo scenario che si sarebbe determinato. L’Europa – insiste Salvi – non può far finta di niente. Deve intervenire con dei ristori, finanziamenti che siano in grado almeno di risarcire il danno subito da queste scelte che dal punto di vista politico e diplomatico saranno certamente giuste, non possiamo discutere questo aspetto, ma che hanno effetti economici che è sbagliato trascurare”. Sul mercato russo, Salvi è categorico: “L’abbiamo perso credo per sempre. Abbiamo regalato quel mercato alla Turchia, e ad altri Paesi. Si sono inseriti anche i cinesi”.

Quindi l’attacco alla politica: “Nessun governo dal 2014 ad oggi ha fatto interventi nel nostro settore”, riferendosi al fatto che in questi otto anni non ci sono stati ristori. Ora lo scenario si fa ancora più difficile: “Non sarebbe stato sbagliato se in questo periodo Italia e Europa avessero tenuto uno spiraglio aperto con la Russia, ma adesso la situazione è degenerata – osserva infine Salvi sul Carlino. In questi otto anni si poteva fare di più”.

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