PESCHE IMMANGIABILI, SECONDA PUNTATA. A 5,50 EURO AL KG DAL FRUTTIVENDOLO SONO BUONE E MANGIABILI. MA NON TUTTE

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Seconda puntata delle mie esperienze (una volta tanto) come consumatore/acquirente dei frutta , e non da addetto ai lavori. Partiamo dal mio post su FB e Linkedin del 14 settembre.

“Allora, dopo le nettarine bianche immangiabili comprate in un market (no discount) a 4€/kg che hanno fatto discutere tantissimo sui social (v. mio profilo) e sul giornale che dirigo (CorriereOrtofrutticolo.it) adesso è la volta di 1 kg di pesche gialle e bianche di bel calibro comprate da un fruttivendolo al mercatino rionale a 5,50 €/kg quindi a un prezzo top. Risultato: le 2 gialle sono maturate in casa ed erano molto buone; le due bianche così così, sono rimaste un po’ dure senza maturare per bene. Quindi non solo al market si prendono fregature, anche dal fruttivendolo (in questo caso una mezza fregatura). Dura fare la spesa per chi vive in città…”.

Ecco alcuni commenti tratti da FB e Linkledin.
Paola Minoliti : “Non dimentichiamo che la stagione è stata, climaticamente, pessima. Sempre più difficile trovare ortofrutta di qualità”.
Gianni Righi: “Scandaloso”.
Marco Mangiarotti: “Lorenzo frutta immangiabile, non solo le pesche, dai banchi in strada in Sicilia a Gdo e fruttivendoli. Tranne poche eccezioni ai mercati comunali e rionali. Buonissime solo pesche Valfrutta premium, se non ricordo male, al Pam, se non ricordo male. Buonissime. Male anche Esselunga”.
Beppe Boni: “Meglio i mercati contadini….dove ci sono”. Risposta di Flavio Cattani: “ dubito visto che il 99% vanno ad acquistare per rivendere”.
Daniela Golinelli: “5,50 sarebbero 11mila lire al kg. pensa che agli agricoltori danno 0,45 centesimi al kg”.
Flavio Cattani: “Da ex frutticoltore mi sono creato il mio piccolo frutteto per uso proprio (ma causa brina sono 2 anni che non raccolgo ) quindi compro qualcosa e purtroppo mi trovo a dire ( conoscendo la frutta ) che mangio meglio dove posso scegliere di persona ciò che prendo”.
Marika Reale: “Trasferisciti in Calabria!”.
Giovanni Solaroli: “Allora il problema maggiore le hanno le bianche. Una volta esisteva una varietà molto buona di bianche. Mi sembra si chiamasse Caldesi come le albicocche ma ora non le trovo più. mangerò meloni”.
Sabina Montevergine: “Ho preso delle pesche gialle ottime al Pam. Ma le ho scelte una a una, solo quelle un po’ mature, prezzo 2.90 kg”.
Giancarlo Minguzzi: “É normale che la pesca bianca venga raccolta e consegnata ai supermercati con una durezza superiore alle gialle poiché la durezza delle bianche diminuisce più velocemente poi la polpa si annerisce e diventa scarto!”.
Flaviana Barbieri: “Ovvio che sia così. Gli agricoltori sono cornuti e mazziati da tempo. Non è stata salvaguardata la nostra agricoltura, nessun controllo sulla filiera, soprattutto cominciando già da coloro che producono. Non si mangia più nulla di buono e non si trovano nemmeno presso coloro che propongono i loro prodotti a km 0”.
Giuseppe Pedrini: “Tutto l’immangiabile del firmamento negozi specializzati non vale un onesto contadino di paesino rurale”.
Erio Carnevali: “Lorenzo, Vignola non ti dice niente? Nettarine a meno di 3 euro direttamente da pianta a contadino a compratore. Se poi sono le K2 sono squisite”.
Giuseppe Pedrini: “Tutto l’immangiabile del firmamento negozi specializzati non vale un onesto contadino di paesino rurale….”.
Aurelio Pannitteri: “Dal fruttivendolo scarsa tracciabilita e sicurezza alimentare non sicura. Il prezzo mi sembra eccessivo”.
Nino Bertozzi: “ma le vendono acerbe e in casa non maturano e marciscono”.
Daniele Berardi: “Ho seguito sia il post della scorsa settimane e questo naturalmente ,conoscendo i prezzi di fornitura e verificando i prezzi di vendita, concordo su ricarichi esagerati e se esiste una legge sull’usura del denaro dovrebbe esistere una legge su ricarichi calmierati e qui la sovranità alimentare dovrebbe fare il suo mestiere ; però quando le temperature superarono i 34\36° tutte le piante vanno in traspirazione vuol dire che abbandonano il frutto (i semi) per difendere loro stesse ciò comporta a non portare alla giusta maturazione e qualità i frutti stessi. Ricordiamoci che il cambiamento climatico ha condizionato negativamente la produzione delle pere Decana del Comizio, pere che hanno trovato il loro habitat naturale nei Paesi Bassi in nord Europa”.
Roberto Giuliani: “purtroppo le nuove generazioni non sanno cosa sia il profumo e il sapore della frutta, altrimenti quella del supermercato neanche la guarderebbero. Io per fortuna ho alcuni agricoltori vicino casa che so come lavorano e la prendo da loro, il prezzo? Non mi pongo il problema, perché so che ci guadagno in salute. Comunque non è più caro di quello del supermercato”.
Marco Bellucci: “ Non si preoccupi Lorenzo la guerra della qualità la faccio da anni. La competenza è pressoché nulla in GDO e pensano solo ai margini che non verranno mai”.
Antonello Fabrizio: “Uno dei problemi base è che in pochi conoscono la stagionalità dei prodotti”.
Alex Cerioli : “Tutto vero e capisco il tema sia di attualità, stagionalità, varietà, 3 o 4 passaggi di mano dal produttore al consumatore, a cui vanno sommati posteggi al mercato ortofrutticolo, buyer, packaging, e non di poco conto calibro del prodotto iva e non dimenticate il produttore . Si il produttore tassello fondamentale. Si perché quando si considera caro il cibo bisogna considerare un po’ di cose e consiglio al consumatore di provare a : comprare un terreno, piantare un frutteto, curare le piante, farle crescere x qualche anno, considerare gli eventi atmosferici quali gradine, gelate tardive, trombe d’aria e alluvioni, poi raccogliere il prodotto sano (ricordo che oggi pesche pere e frutta in generale sono come assediate da cimici asiatiche che devastano le coltivazioni)…. si ho detto sano xchè il consumatore, se il prodotto non è perfetto non lo vuole . E poi consiglio di tirare due somme e capire se è redditizio . PS : dimenticavo , coltivare la terra e raccogliere i suoi frutti spesso non ha sabati e domeniche non ha ferie programmate… ecc ecc”.

Marco Guli: “In merito alla sua attesa per le pesche bianche comprate in Boutique a € 5,50 se le ha comprate dure resteranno dure, diventeranno solo raggrinzite e poi tenderanno a marcire. Da buon direttore del Corriere Ortofrutticolo oltre la penna sono sicuro avrà acquisito esperienza in materia di caratteristiche organolettiche dalla raccolta all’acquisto. Quindi pretendere che una pesca raccolta “indietro di maturazione” dal produttore ed acquistata dal Buyer GDO piuttosto che dal Grossista di Mercato sia buona da mangiare o lo diventi dopo qualche giorno dall’acquisto vuol dire pretendere “La Luna nel Pozzo “… Il vero bel problema è che i Buyer con i loro grandi CV ,passati da un azienda ad un altra , hanno sempre è solo pensato all’Affare del giorno / settimana, per accaparrarsi questo o quel prodotto spuntando il miglior prezzo senza alcun riscontro preventivo . Parlano da soli, gli scaffali e aree ortofrutta della GDO per almeno il 50% della merce esposta”.

Anna Parello: “In effetti con l’uva si va sul sicuro, è sempre buona. Più difficile trovare pesche e nettarine di buon sapore e che maturino in casa (vero, Lorenzo Frassoldati ). È che ci sono tantissime varietà che durano magari 2-3 settimane. A mio avviso l’odore è garanzia di qualità gustativa. Fatti guidare dal naso e riprova”.
Fausto Artoni : “Basta non comprarle !”.

Mie conclusioni, che poi non concludono niente, perché il tema è enorme e complesso. I grandi cuochi dicono ai loro apprendisti: assaggiate quello che cucinate! Così le catene della GDO dovrebbero dire ai loro buyer: assaggiate quello che vendete! E dovrebbero privilegiare chi ha esperienza del mondo agricolo, chi conosce le imprese, non solo chi è più bravo a tirare il collo ai produttori sul prezzo. I commenti dei social si dividono su due filoni: il rapporto qualità/prezzo di quello che si compra e il prezzo corrisposto al produttore. Sulla qualità, come si vede, c’è molta sfiducia verso la GDO, attraverso cui passa comunque il 65-70% delle vendite di ortofrutta. Una sfiducia in gran parte motivata, perché la ‘fregature’ sono all’ordine del giorno. Ma anche dal fruttivendolo si pigliano delle ‘sole’ e anche a prezzi alti, come ho dimostrato con le pesche a 5,50 al kg. Senza pretendere di insegnare niente a nessuno io mi comporto così: per la frutta fresca, soprattutto l’estivo, testo vari fruttivendoli e cerco quello più affidabile. Perché anche questi non sono tutti uguali: c’è chi sa comprare e chi no. Il commerciante privato normalmente ha i prezzi più alti dei market, anche se sul prodotto di prima fascia ormai i prezzi ormai si avvicinano . Delle botteghe etniche che vendono tutto a 0,99 al chilo , con tutto il rispetto, non parlo.
Quanto ai prezzi corrisposti alle imprese ogni tanto si riparla di prezzo minimo garantito, c’è anche una raccolta firme online che sta raccogliendo migliaia di adesioni. Poi c’è una legge sulle pratiche sleali che dovrebbe garantire il famoso ‘prezzo minimo’ e ci sono regioni (Puglia) che stilano ‘protocolli di intesa’ che richiamano il dovere di non pagare i prodotti al di sotto dei costi di produzione. Tutto questo può funzionare? Io resto molto scettico. E’ dai tempi dell’editto di Diocleziano sui prezzi (300 dopo Cristo) che decidere i prezzi a tavolino non serve a niente. E chi dovrebbe decidere il prezzo minimo? Il ministero, l’Ismea? E su quali basi, con mercati volatili e i prezzi che cambiano ogni giorno. E chi dovrebbe fare le denunce : il singolo produttore o coop, col rischio di venire tagliato fuori per sempre dalla catena ? Ma mi faccia il piacere…diceva Totò.

Lorenzo Frassoldati

Direttore Corriere Ortofrutticolo

l.frassoldati@alice.it

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