MORÌA DEL KIWI, IN PIEMONTE SI CERCANO NUOVE SOLUZIONI

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Si è tenuto in questi giorni presso la Fondazione Agrion un incontro dedicato alla moria del kiwi per fare il punto della situazione e presentare i risultati delle ricerche attuate in questi anni (Progetto KIRIS) grazie ai finanziamenti di Regione Piemonte e Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo.

L’incontro ha visto la partecipazione di più di 200 persone tra operatori del settore tecnici e ricercatori (la registrazione è disponibile al seguente link httpss://www.youtube.com/watch?v=KRdhzcvWGLs&t=96s).

Introducendo i lavori l’Assessore regionale Marco Protopapa ha affermato “La coltivazione del kiwi in Piemonte continua ad avere, nonostante le difficoltà, un ruolo strategico nello sviluppo della filiera frutticola piemontese. Pertanto come Regione Piemonte, in collaborazione con il Settore Fitosanitario Regionale e la Fondazione Agrion, abbiamo deciso di investire risorse importanti per la ricerca di soluzioni a questa problematica e per sostenere i produttori con operazioni di estirpo laddove ormai gli impianti si dimostravano totalmente compromessi. Anche attraverso queste azioni possono emergere gli elementi per costruire un rilancio di questa coltura”.

Lorenzo Berra, coordinatore tecnico scientifico della Fondazione Agrion, ha proseguito evidenziando l’importanza del gruppo di lavoro regionale che ha permesso di affrontare la criticità a 360 gradi in funzione della multifattorialità delle cause. Ha poi moderato gli interventi dei partner del gruppo di lavoro: Settore Fitosanitario, CREA di Torino, DISAFA e Agroinnova – Università di Torino.
Come è noto, questa specie frutticola è in forte difficoltà in Piemonte. Dall’arrivo della moria, nel 2015, sono già stati estirpati ufficialmente oltre 1300 ettari riducendo la superficie totale coltivata a 3318 ettari (fonte dati Agristat) di cui peraltro solo la metà si stimano ancora produttivi.
Ad oggi, le cause che portano alla comparsa della moria non sono state del tutto chiarite. Tuttavia è riconosciuto che si tratti di una sindrome multifattoriale nella quale sono coinvolti più aspetti: ambiente, suolo, stato fisiologico della pianta, microrganismi e pratiche agronomiche.
L’analisi statistica multivariata promossa dal Gruppo di lavoro Nazionale sulla moria del kiwi, istituito nel 2020 e coordinato da Chiara Morone del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte e Michele Ghezzi del Settore Fitosanitario Nazionale, ha evidenziato la presenza di alcuni elementi comuni negli actinidieti colpiti: materiale di partenza in vitro (meristema), età del materiale di moltiplicazione inferiore ai 2 anni, precedente presenza di una coltura arborea, actinidieti già colpiti dalla batteriosi da Psa, ridotta salinità del suolo e di calcare, bassa CSC (httpss://www.protezionedellepiante.it/moria-del-kiwi/). Il primo fattore limitante è rappresentato dal cambiamento climatico che sta modificando le normali condizioni di coltivazione del kiwi e si ritiene che abbia avuto un ruolo determinante nello sviluppo della sindrome.
A livello regionale, nel 2016, è stato creato un gruppo di studio costituito da Settore Fitosanitario, Fondazione Agrion, CREA-IT Torino, DISAFA e Agroinnova – Università di Torino a cui si è aggiunto più recentemente l’Università Politecnica delle Marche.
Considerata l’importanza dell’actinidia per la filiera frutticola piemontese, la Regione Piemonte ha sostenuto finanziariamente due specifici progetti di ricerca. Il primo, denominato KIMOR, si è concluso nel 2019, mentre il secondo, KIRIS, sta volgendo al termine. In quest’ultimo, lo studio della moria è stato focalizzato sull’analisi di alcuni parametri ambientali (VPD, PAR, temperatura del suolo) in relazione con quelli fisiologici della pianta (scambi gassosi fogliari, flusso linfatico, temperatura fogliare).
Sono poi intervenuti i ricercatori di Agrion, Luca Nari, Davide Nari e Valentina Roera che hanno illustrato l’articolata attività sviluppata in campo in questi ultimi anni e gli altri relatori: Laura Bardi (CREA IT-Torino), Davide Neri (Università Politecnica delle Marche) e Davide Spadaro (DISAFA – Università di Torino) e loro collaboratori.
Nelle prove realizzate tra il 2020 e il 2022 si è cercato di introdurre strategie alternative per la riduzione degli stress ambientali alle piante e alle radici. Si è quindi valutata l’incidenza dell’ombreggio derivante da diverse tipologie di coperture (rete nera, reti fotoselettive e telo plastico), dell’irrigazione climatizzante (sovrachioma) e il miglioramento delle caratteristiche strutturali del suolo mediante l’impiego di sostanza organica e corretta gestione delle irrigazioni.
Grazie al lavoro eseguito anche con il contributo dei tecnici del Coordinamento frutticolo e delle aziende del territorio, è stato possibile aggiornare le linee guida per la realizzazione dei nuovi impianti e per la gestione di quelli ancora produttivi.
In conclusione, Luca Nari ha presentato un elaborato che, portando a sintesi tutte le esperienze maturate, mira a dare ai tecnici ed ai produttori indicazioni tecniche sia sulla realizzazione dei nuovi impianti che sulla gestione di quelle in essere nel tentativo di mitigare il più possibile l’impatto di questa sindrome e dei fattori scatenanti.
Il Presidente di Fondazione Agrion, Giacomo Ballari, intervenendo in chiusura dell’incontro, ha ribadito l’importanza di questo lavoro e della rete di ricerca che insieme al fitosanitario regionale si è riusciti a creare. Ha ringraziato i settori dei poli universitari piemontesi che hanno collaborato, il CREA IT-Torino e il Prof. Davide Neri dell’Università Politecnica delle Marche. Ringraziando poi ancora la Regione Piemonte e la Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo per il contributo economico ha ribadito come questo sia il modo corretto per cercare di aiutare le filiere produttive a risolvere le criticità che aimè sono in continuo aumento. “Continueremo a lavorare in questo senso, collaborando con tecnici e aziende produttive, convinti dell’importanza della produzione del kiwi per lo sviluppo della filiera frutticola e dei nostri territori. Non avremo ancora la soluzione in tasca, ma credo che con tutti gli accorgimenti introdotti, ci siamo vicini e voglio essere ottimista sul rilancio di questa coltivazione”.

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