LIMONI, L’ARGENTINA TORNA A FARE LA VOCE GROSSA CON TURCHIA E SUD AFRICA. “L’ITALIA STA A GUARDARE”

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SOS limoni esteri in Italia. I competitor, a partire dall’Argentina ma non solo, si fanno sempre più agguerriti e il Belpaese, alle prese con la crisi del settore aggravata anche dal Covid, trema.

A testimoniarlo è anche un articolo del Messaggero, in cui si sottolinea come la revoca da parte dell’Unione Europea della lunga sospensione all’Argentina per i troppi casi di “macchia nera”, rischia di cambiare gli scenari internazionali. Il via libera dell’UE rimette in moto il Paese sudamericano, primo fornitore di limoni e quarto di arance dell’Unione Europea, pronto in questi giorni ad arrivare sugli scaffali europei con le proprie produzioni.

Anche in Sud Africa si sta investendo sempre di più sull’ampliamento delle produzioni. Non sta a guardare la Turchia, terzo esportatore agrumicolo nel Vecchio Continente. Il 2021 ha segnato per la prima volta l’arrivo massiccio di arance, pompelmi e limoni turchi anche in Spagna e Italia, oltre che nei mercati già più consolidati di Germania, Olanda e Paesi dell’Est. Gli spagnoli hanno sollevato barriere protezionistiche facendo tornare indietro di media due carichi turchi al giorno per varie irregolarità amministrative o fitosanitarie. In Italia invece, si spiega nell’articolo del Messaggero, si è sottovalutata la concorrenza di Ankara. Marcello Porrello di Agricola Lusia, intervistato dal quotidiano romano, afferma che “il limone è sicuramente la referenza del comparto agrumicolo che più ha sofferto della congiuntura pandemica. La contrazione della domanda ha indebolito in Italia i prezzi, scesi oltre il 40% rispetto alle stagioni precedenti. L’auspicato aumento delle quotazioni non si è verificato e così assistiamo alla cora al raccolto nella speranza di salvare più quote possibili di Primofiore, di cui è stata ritardata la raccolta per sperare in un rialzo dei valori. Ma le tardive operazioni di raccolta comprometteranno i volumi e la qualità delle successive fioriture”.

Troppo concentrata sul mercato nazionale, l’Italia ortofrutticola continua a perdere posizioni nel mondo, come sottolineato nel recente webinar organizzato da Cia. Secondo l’Osservatorio ortofrutta Nomisma l’Italia negli ultimi dieci anni è scesa dal sesto al nono posto nella top ten dei principali Paesi esportatori, nonostante una crescita del 32% negli ultimi dieci anni che ha permesso al Belpaese di raggiungere i 5 miliardi di fatturato sui mercati esteri. Ma nello stesso periodo USA, Cina e Spagna hanno segnato un +100%.

Per Denis Pantini di Nomisma, guardando i dati, con la Spagna non c’è proprio partita. Il Paese iberico in dieci anni ha triplicato il suo commercio estero con un +228%, mentre in Italia la bilancia commerciale di import-export è diventata negativa.

Nel Regno Unito le produzioni italiane subiscono la concorrenza non solo degli spagnoli ma pure di Sud Africa e Perù. Un gap causato anche dalle forti limitazioni dal punto infrastrutturale del nostro Paese, finito al 19º posto nel ranking delle performance logistiche.

(fonte: Il Messaggero)

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