APOFRUIT, LIQUIDATI 124 MILA QUINTALI DI ORTOFRUTTA PRIMAVERILE: OLTRE 20 MILIONI DI EURO A VALORE

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In Apofruit è iniziata a fine settembre, subito dopo le assemblee con i produttori, la liquidazione delle produzioni primaverili, che interessano principalmente fragole, asparagi e orticoli.

Complessivamente, 124.000 quintali di ortofrutta, un 5% in meno rispetto ai volumi del 2021 per un valore totale di oltre 20 milioni di euro (nel 2021 erano stati circa 23 milioni).

“Si tratta – spiega Mirco Zanelli, direttore commerciale di Apofruit Italia – di circa 63.000 quintali di fragole, 8.000 quintali gli asparagi, la restante parte altri orticoli. Nell’areale di Scanzano Jonico, dove si concentra la maggiore produzione di fragole, la liquidazione media riconosciuta per le tre principali varietà – Sabrosa®, Rossetta® e Marimbella® – si attesta sui 2,45 euro il chilo, mentre il biologico è liquidato a 3,20 euro il chilo. Nell’areale romagnolo, il prezzo riconosciuto ai produttori è di 1,70 euro per il pieno campo e di 1,90 euro per la serra, mentre il biologico è a 2,70 euro”.

“Queste differenze tra areali – interviene Ernesto Fornari, direttore generale del Gruppo Apofruit – sono dovute al fatto che la fragolicoltura in Romagna è sempre meno competitiva rispetto al Sud Italia, per una questione principalmente climatica, che determina anche diverse tecniche di coltivazione. Mentre nella zona di Scanzano Jonico il ciclo delle fragole può proseguire per oltre 5 mesi, in Romagna questa coltura dura soltanto 4 settimane, dal 20 aprile a fine maggio”.

Proprio per il clima, infatti, non è possibile allungare il calendario di produzione. Rimane però la peculiarità, in Romagna, che dei 5.000 quintali di fragole prodotte, il 35% sono biologiche. Per quanto concerne gli asparagi, gli areali di Apofruit riguardano l’Emilia-Romagna (circa il 20% della propria produzione, dove eccelle l’Asparago Verde di Altedo Igp, unica Indicazione Geografica per questo ortaggio), il Lazio (nel Viterbese, con una quota di circa il 30%) e soprattutto la Puglia, dove si concentra il 50% della produzione, quasi esclusivamente biologica, nella zona di Cerignola – Foggia.

In Emilia-Romagna il convenzionale è stato liquidato a 2,18 euro il chilo per la prima categoria A e a 2,94 euro il chilo per la categoria Extra. Valori simili nel Lazio, con 2,18 euro il chilo per la A e 2,80 per l’Extra. Nel biologico, il prodotto pugliese di categoria A si attesta a 3,48 euro il chilo, l’Emiliano Romagnolo a 3,12 euro e il laziale a 3,29 euro, l’Extra pugliese a 4,02 euro, il laziale a 3,80 e l’Emiliano Romagnolo a 3,62 euro. Rispetto al 2021, il convenzionale diminuisce al massimo di soli 20 centesimi, mantenendosi comunque apprezzato e in alcuni casi stabile rispetto allo scorso anno, mentre il prodotto precoce pugliese aumenta addirittura di circa 20 centesimi.

“Le differenze tra la campagna 2021 e quella del 2022 – spiega Fornari – sono dovute al fatto che le rigide temperature registrate a primavera inoltrata hanno causato ritardi nel normale calendario degli asparagi, causando sovrapposizioni tra gli areali e anche concorrenza dall’estero. In ogni caso, nel biologico abbiamo registrato minori quantitativi rispetto allo scorso anno, ma una liquidazione più elevata. Per le altre zone, come l’Emilia-Romagna e il Lazio, siamo stati penalizzati dal periodo di commercializzazione più corto rispetto alla norma e la sovrapposizione di prodotto”.

“Dobbiamo registrare – commenta Mirco Zanotti, presidente di Apofruit Italia – un’alta partecipazione della base sociale alle assemblee che abbiamo organizzato. In questo periodo, del resto, i produttori sono comprensibilmente molto preoccupati per l’aumento generalizzato dei costi a cui è soggetto l’intero settore primario. Emerge la volontà di capire come programmare il futuro. Come Apofruit Italia, siamo in prima linea al loro fianco, continuando a investire sull’innovazione”.

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