ALLUVIONE, GLI AGRICOLTORI: “ECCO 5 PUNTI PER SALVARE IL SETTORE”

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Non solo agricoltori e rappresentanti delle cooperative, delle associazioni e delle istituzioni ma anche tanti cittadini sono arrivati di buon’ora stamani a Pieve Ponte, Faenza (RA), per chiedere di agire in fretta, a più di un anno dalle due alluvioni che hanno travolto la Romagna, per accelerare l’erogazione dei ristori e la ricostruzione.

Con “Vogliamo ripartire”, l’esortazione rilanciata più volte nel corso della mattinata, gli agricoltori intendono abbracciare la dignità di tutti. «Siamo consapevoli che le sfide in essere, nella loro complessità, richiedano condivisione e collaborazione – invocano le organizzazioni agricole promotrici –. Siamo anche certi che si debbano allontanare strumentalizzazioni di ogni sorta, per il bene della collettività tutta, per perseguire un obiettivo comune: la salvaguardia, la tenuta e la ripresa delle attività agricole, il rilancio del territorio, a tutela di un valore aggiunto importante che va oltre i confini regionali».

Il presidio voluto da Confagricoltura Ravenna, Cia Romagna, Copagri, Terra Viva Emilia Romagna, Legacoop Romagna e Agci Emilia Romagna ha messo al centro un manifesto in 5 punti, una road map che è di fatto un imperativo inderogabile per chi ha a cuore il territorio ancora martoriato.

Hanno partecipato il sindaco di Ravenna e presidente della Provincia Michele De Pascale, il sindaco di Faenza Massimo Isola con l’assessore alla sicurezza e protezione civile Massimo Bosi, il sindaco di Castel Bolognese Luca Della Godenza, di Bagnacavallo Matteo Giacomoni, di Massa Lombarda Stefano Sangiorgi, di Solarolo Maria Diletta Beltrami, di Conselice Andrea Sangiorgi, di Russi Valentina Palli, di Cotignola Federico Settembrini, Federica Malavolti di Riolo Terme insieme ai rappresentanti dei comuni di Alfonsine, Casola Valsenio e Lugo; con loro anche il vicesindaco del comune di Cervia Gianni Grandu e la deputata PD Ouidad Bakkalì.

Delle 6.168 aziende agricole presenti nel Ravennate (al 31.12.2023), il 28-30% ha subito danni più o meno ingenti. Per quanto concerne l’erogazione degli indennizzi di AgriCat – fondo istituito da Ismea per risarcire i danni da calamità -, il 50% delle richieste è stato respinto. Delle domande accettate solo 2 aziende su 10 stanno, seppur molto lentamente, ricevendo un parziale contributo.

L’azienda agricola di Alex a Castel Bolognese (RA) è circondata dal fiume Senio. La furia dell’acqua ha sradicato piante da frutto, distrutto capannoni e attrezzature, per un totale di 300.000 euro di danni. «Siamo demoralizzati ma vogliamo essere fiduciosi: sono arrivati solo 30.000 euro di fondi regionali, tutto il resto lo abbiamo anticipato noi per mettere a dimora nuove piante, riparare strutture, comprare trattori e sistemare gli edifici – racconta -. Il Fondo AgriCat? Troppo lunghi i tempi per le perizie».

Giampietro guida una cooperativa agricola che ha 2400 ettari coltivati nei comuni di Conselice, Massa Lombarda, Argenta, Imola e Medicina, al confine quindi con Ferrara e Bologna (seminativi, frutteti, vigneti, con stalla di produzione di latte bio, agriturismo, impianto biogas e azienda faunistico-venatoria), dove lavorano più di 200 persone tra soci e manodopera impiegata. «La perdita complessiva è stata quantificata in 7.800.000 euro – ci spiega – ma abbiamo ricevuto solo 900.000 euro dal fondo di crisi e 130.000 euro dal Ministero del Turismo per l’agriturismo. Stiamo ancora aspettando l’acconto del Fondo AgriCat, ossia 240.000 euro su un danno tabellare di 2.800.000 euro. Poi stiamo faticando a caricare la domanda sulla piattaforma Sfinge da effettuare per ogni singolo comune».

Mirko a Roncalceci (RA) ha 60 ettari di colture specializzate che sono finite sotto 2 metri e mezzo d’acqua per circa una settimana: 200.000 euro di danni con impianti fruttiferi devastati, orticole bruciate e mezzi da buttare. «Sono stato costretto a vendere del terreno per pagare le spese e ad oggi – dice – ci hanno dato 28.000 euro (fondo di crisi) e 5.000 euro (fondo AgriCat): speriamo che questo sia solo un acconto ma non si sa bene. Ci spaventa la burocrazia».

Stefano lancia un appello per l’agricoltura nelle aree collinari. «Vorremmo capire quali siano le reali intenzioni della Politica, delle istituzioni. Così non si può andare avanti. Frane, strade interrotte, ma anche la scarsa disponibilità d’acqua nei periodi siccitosi. Bisogna valorizzare il prodotto di collina, con un piano di sviluppo e caratterizzazione della qualità: frutti più dolci e uve dalla gradazione alcolica elevata». A Riolo Terme (RA) coltiva piante da frutto, viti, grano, orzo ed erba medica. «La mia azienda è stata gravemente danneggiata dall’alluvione. Tuttavia, non abbiamo ancora ricevuto alcun aiuto economico, eccetto un versamento di 13 euro e 83 centesimi da parte di AgriCat a fronte di un presunto danno di 40.000 euro».

Luigi, imprenditore florovivaistico e frutticolo nel Faentino, con terreni tra il Lamone e il Marzeno, ha calcolato complessivamente 5 milioni di euro di danni tra colture in campo, piante e fiori pronti per la vendita. Ha perso all’incirca 98.000 rizomi di peonie, un investimento quasi ventennale visto il ciclo produttivo. «Eppure – spiega – finora sono arrivati solo 90.000 euro dal fondo di crisi, ma so già che con i criteri stabiliti non mi verranno mai ripagate le piante in vaso e le radici perse, neanche i fiori recisi spazzati via. La mia attività è ripartita solo in parte con enormi difficoltà».

Pertanto le organizzazioni agricole chiedono con forza:

Un piano strategico di messa in sicurezza del territorio a partire dalla collina, con interventi strutturali di mantenimento e consolidamento dei terreni;

Semplificazione burocratica e procedure più snelle per le perizie e le richieste di ristoro dei danni alle aziende agricole in particolare quelle di collina colpite anche da frane e smottamenti;

Contributi a integrazione del reddito che siano realmente rispondenti alle esigenze degli imprenditori alluvionati;

Il saldo delle risorse messe finora a disposizione dal Fondo AgriCat per coprire i danni delle aziende agricole alluvionate;

Un maggior coinvolgimento delle associazioni agricole nella gestione del Fondo AgriCat, nella determinazione dei parametri di salvaguardia delle aree alluvionate e nelle tempistiche/problematiche di erogazione dei fondi ministeriali.

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